DURLINDANA - NUMERO 1

Editoriale
“ sì dolce era la grazia di Baccador e sì allegre a bizzarre le piroette di Tom.
Eppure in qualche modo sembravano tessere un’unica danza, armonizzandosi e completandosi…”J.R.R.Tolkien

L’ambiente politico della “destra”radicale è-quasi per vocazione genetica-un ambiente maschile.
Molto spesso ho notato l’affanno di tante ragazze nel tentativo di seguirne le evoluzioni, i riti, lo stile, per dimostrare dignità e appartenenza; ed ho notato abiti maschili, sguardi induriti, desiderio d’affermazione e di uguaglianza pur nella schiacciante inferiorità numerica; ed io stessa negli anni ho provato disagio nell’affrontare da sola certe letture, nel non trovare punti di riferimento culturale, nella mancanza di confronto, di spazi peculiari, di modelli adeguati.
Questa rivista vorrebbe proporsi come rimedio a tale carenza strutturale, non gia come manuale di formazione poiché non ne avrebbe mezzi e preparazione adeguati, ma come spunto, luogo d’incontro, laboratorio interattivo per quest’universo parallelo e ricco di potenzialità, affinché possa uscire dall’ombra, prendere coscienza di se e trovare un proprio linguaggio, la propria letteratura, una propria storia ed affiancarsi degnamente al cammino dei nostri guerrieri, in un processo di complementarità essenziale per la conservazione della famiglia tradizionale.
Oggi il livello di decadenza e sovversione pretende che la consapevolezza sia completa e ben salda, spirituale ed intellettuale lì dove un tempo bastavano istinto e leggi di natura.
L’obiettivo non è quindi una sterile competizione, né l’ostentazione di un orgoglio sessista o di retorica femminista.
Ciò che vorremmo emergesse è l’affascinante mistero della molteplicità nella sintesi, è il senso metafisico dell’unione tra sole e luna,terra e cielo,Venere e marte; e’ il rifiuto dell’omologazione, della perdita confusa e disorganica dei ruoli, delle peculiarità, delle reciproche naturali inclinazioni è il rifiuto della modernità che violenta e snatura e confonde.
Vorremmo che chi leggesse le nostre pagine trovasse in se il desiderio e la gioia di vivere intensamente la propria strada, senza invidia o frustrazione, sensi d’inferiorità o discriminazioni,nella pienezza e nella semplicità del proprio essere.
Per questo occorre un percorso di ricerca e preparazione, di studio, di crescita e innalzamento attraverso sentieri poco battuti, nelle trame di storie dimenticate, di miti e leggende, di esempi da cercare e da seguire, di identità da ritrovare e coltivare.
Parlando di Donna in termini tradizionali intendiamo innanzi tutto la comprensione del grande miracolo della maternità (oggi così spesso denigrato da un individualismo egoistico e distruttivo)come massima vocazione e adempimento della vita intesa come sacrificio nell’accezione latina di rendere Sacra l’azione di ogni giorno attraverso il dono di se.
Anche su un piano diciamo pure Militante, c’è un enorme bisogno di nuove generazioni che nascano e crescano in un clima veramente rivoluzionario (nel senso di ritorno alle origini auree dei nostri padri), all’interno di un nucleo familiare e comunitario che fornisca un’alternativa reale ed un esempio costante che rendano chiaro ogni giorno da che parte stanno “Verità e Giustizia”.
Perché questo avvenga non bastano la volontà e l’idealismo di valorosi uomini di militia, occorre una controparte femminile capace di capire e condividere la grandezza e la forza di questo sogno e di questa lotta.
Pensiamo quindi al rapporto di coppia come dedizione e supporto in quel cammino arduo e periglioso che è la via legionaria del guerriero.
Pensiamo a delle radici solide che resistano a ghiacci e tempeste e a rami fioriti protesi verso il cielo che anelino alla luce della conoscenza.
Pensiamo ad una preparazione culturale adeguata che possa fornire fondamento e struttura ad un più ampio progetto individuale e comunitario, spirituale e politico
ed alla consapevolezza che- al di la delle lusinghe dell’attivismo- l’elemento femminile reca in se una passività che possiamo e dobbiamo accettare come peculiare e preziosa…
Come la Luna che risplende della luce riflessa del sole e nondimeno è signora indiscussa del cielo!
Durlindana quindi.
In merito al nome scelto per questo nostro progetto è quello della spada del prode Rolando, cavaliere ed eroe di una delle più note chanson de geste.
Egli è legato alla sua spada da vincoli d’onore ed epiche gesta, ma anche da un nodo d’amore quasi fosse una dama fedele sempre al suo fianco ad infondere forza a donare coraggio, una dama da onorare ad ogni colpo con fierezza e lealtà fino alla vittoria, nella vita o attraverso la morte; proprio sulla soglia della morte Rolando rivolge a lei le sue ultime parole innamorate,a lei affida il suo ultimo respiro e la speranza di gloria e d’eternità.
Allo stesso modo noi pensiamo, sciogliendo il simbolo, che una donna possa essere per il proprio uomo salda e preziosa come una spada in battaglia e che, allo stesso tempo, possa essere lei stessa una dama guerriera, affilata come una lama protesa verso la meta, nella mischia di battaglie sue proprie.
Che In questo mondo omologante e decaduto saper essere davvero donne sulla via della tradizione è un cammino irto di ostacoli, minacce,derisioni,di tentazioni, cadute ed è una vetta che spetta a noi sole conquistare, è un impegno politico una via dello spirito un progetto di vita; una sfida…ergere solide case su macerie e rovine una vittoria…tenervi acceso dentro il sacro fuoco erede di Vesta figlio del Sole che a noi spetta Nutrire e Custodire.

Cavaliere:“Nella tua mano sia la mia spada!
Se alcuno brami battersi con me sarai tu a correre all’assalto, tu a combattere per me.
Benche’ vedano me, a combattere sarai tu per mezzo mio.
Dama:”questo non è troppo per me.
Sarò tuo schermo e tuo scudo
Tuo cuore e conforto
Ti sarò compagna e guida nelle avversità
Sarò un tetto contro la grandine della sfortuna e te dolce riparo.
Il mio amore ti darà pace, nel pericolo ti concilierà la fortuna.(…)
E poiché sono la tua dama
Voglio esserti vicino in battaglia che,se avrai fede in me,coraggio e forza non ti abbandoneranno.”
Dal Parsival di W.Von Eschenbach


“…Ma l’Amore mio non muore, finche’ mi batte in petto il cuore”

7 Gennaio 2004 ACCA LARENTIA:
Ogni anno, da molti anni ormai, il sette gennaio sono lì-presente-per ricordare, onorare, partecipare.
Ogni presente è un Rito:
rito funebre e trionfo di vita
rito d’evocazione, contemplazione e ricordo
rito di confermazione e di promesse rinnovate
rito della memoria e dell’azione che dal rito prende forma e nel rito si compie ciclicamente.
E’ un rito antico eppure oggi ha un sapore metropolitano, sa di asfalto e di pioggia, di sfida e di rabbia, di veglia, preghiera ma anche di urla e striscioni e sciarpe sul viso;
è un rito marziale, virile, maschile
ed io sono una ragazza.
Così ogni anno si rinnova un senso di disagio e di inadeguatezza, ad Acca Larentia come a tutti gli altri presenti in onore dei nostri ragazzi caduti, per quell’aspetto rigido e militaresco che tanto mi emoziona se osservato e vissuto indirettamente e che tanto poco mi appartiene nella sua gestualità estetica e simbolica.
Un disagio causato anche dalla profonda stonatura di quelle ragazze inquadrate che legionariamente stendono il braccio al cielo…
Ricordo ancora il mio primo presente:
Gli occhi fissi negli occhi dei ragazzi del picchetto d’onore
Il cuore risuonò tuonando d’emozione al grido unisono che evocava la memoria e la presenza di quel fratello lontano, un grido che faceva tremare i palazzi e tremare i pensieri in un impetuoso atavico richiamo guerriero.
Gia allora istintivamente sentivo che quel grido m'invitava ad altre battaglie non di ferro e di spada e che quel momento poteva darmi tanto e tanto significare solo nel riflesso potente di quei giovani uomini inquadrati, silenziosi, composti saldi tra la forza del ricordo e il richiamo dell’onore.
Sentivo che osservarli, comprendere profondamente e profondamente condividere la memoria, l’emozione, la promessa dei loro gesti era il mio dovere come donna ed era il senso della mia presenza.

Così nessun presente mi ha mai visto schierata ne fare in saluto romano ne marciare in corteo o gridare quel PRESENTE che ogni volta continua a commuovermi;
e nel tempo ho maturato ciò che all’inizio era stato un istinto in un’idea compiuta e consapevole.
Penso a come sarebbe bello, dolce e forte al tempo stesso, se le ragazze che sempre più numerose intervengono in queste occasioni seguissero a distanza il corteo, portando magari un fiore, un biglietto, una preghiera e che assistessero compostamente ed in disparte senza assumere atteggiamenti marziali che inevitabilmente le snaturano e le mortificano in goffe imitazioni di virilità, e che recassero a loro modo con grazia e riconoscenza un silenzioso omaggio.
Penso a che grande traguardo sarebbe se esse non si sentissero emarginate o discriminate per questo, ma solo chiamate a rispondere attraverso una scelta libera e orgogliosa ad una chiamata diversa, ad officiare un rito più intimo e lunare
Accogliendo e custodendo la Luce evocata
Ricevendone il riflesso
Condividendone il calore.
In questo modo la presenza femminile all’interno di questa ritualità guerriera assumerebbe un ruolo complementare e dal profondo senso simbolico
Segno di Potenza, Presenza e Identità
Che la potenza è Fede nella Tradizione che nella dulità di cielo e terra fonda l’armonia dell’Uno.
E la Presenza non è in una vuota forma da imitare, ma nella linfa che ci scorre nel sangue sia essa un sogno, un destino, un’idea;
nella consapevolezza di se, della natura più profonda del proprio ruolo nel mondo;
e l’Identità è la forza riconoscere e seguire un Via, in essa crescere con umiltà e pazienza
e per essa combattere con coraggio
e vivere e morire percorrendola con tutta l’infuocata passione d’un amore che non muore.
Simona Carucci


La Cornucopia - Ricette Tradizionali


“… E possa il suo sposo condurla in una casa
dove ogni cosa sia Tradizionale e Rituale;
perché arroganza ed odio
sono come merci vendute ai crocicchi delle strade.
Come potrebbero mai innocenza e bellezza essere nate
Se non dal Rito e dalla Tradizione?
Il Rito è un nome della cornucopia
Tradizione è alloro che si espande.”
W.B.Yeats

Ironizziamo un po’ sul “mito” che vuole le donne regine dei fornelli, nonostante –che sia o meno frutto della sovversione – i più grandi chef siano uomini!
Per questo proponiamo una rubrica di ricette che è quanto di più classico si possa trovare in una rivista femminile!
Tuttavia c’e’ anche un risvolto serio ed un intento ben preciso:
siamo nell’epoca dei fast food e dei surgelati precotti che snaturano e annientano nelle case l’arte antica della cucina tradizionale, un mondo ricco di simboli, di ritmi, di segreti che rischiano di essere obliati e che sono invece parte integrante del prezioso patrimonio della cultura popolare.
All’interno di questo spazio cercheremo di tornare approfonditamente sull’argomento, non solo proponendo ricette della nostra cucina nazionale, europea, romana o medievale, ma anche raccontando storie, favole, miti legati all’alimentazione e al cibo, evidenziando come, anche in questo contesto così semplice e quotidiano, la sfera del sacro abbia avuto un suo ruolo dominante, svelando dove essa ancora si cela ,dimenticata forse, ma ancora viva e pulsante.

Apriamo la rubrica – e non a caso – parlando di un alimento “povero” ma importantissimo per i romani fin dall’età arcaica,che ebbe per loro durante tutta la lunga storia dell’impero, una profonda valenza sacrale: Il Farro.

Il farro fa la sua comparsa a Roma in un’epoca primordiale in cui le tradizioni mitiche attribuirono a Giano e Saturno la fondazione dell’agricoltura;
era quindi ben presente nella Roma di epoca monarchica e durante la prima repubblica quando furono gettate le basi delle pratiche sacrali e cultuali della religione Romana.
Il farro era considerato l’alimento vitale per la sussistenza della più arcaica romanità e certamente lo era stato finché le tecniche agricole non subirono progressive evoluzioni.
Alle varie fasi di lavorazione del farro appartenevano feste e valenze sacre:
il 13 febbraio, la festa dei Fornacalia, corrispondeva alla fase di tostatura;
la battitura delle spighe era invece presieduta dal Dio Plumnus quando non dallo stesso Giove.
La “Puls” fu per molto tempo una sorta di piatto nazionale ed era una densa polenta di farro e fave guarnita con fette di lardo.
Il Fertum era invece una focaccia sacrificale sempre a base di farina di farro non lievitata.
Se con l’emanciparsi delle tecniche agricole il consumo di farro divenne meno massiccio, nelle pratiche rituali esso continuò a rivestire un ruolo fondamentale:
per tutta la lunga vita dell’Impero resterà compito delle Vestali raccogliere le prime spighe del raccolto e preparare la “Mola salsa” indispensabile per ogni pratica sacrificale poiché ad essa era attribuita la facoltà di “rendere sacro” l’animale o l’oggetto che ne venivano cosparsi.
Da questa pratica deriva il verbo Immolare.
IL momento culminante della sacralità del farro è rappresentato dalla forma più alta e solenne di matrimonio: la “Confarreatio” cioè comunione col farro, officiata dal Pontefice Massimo in persona alla presenza del Flamine Dei e di dieci testimoni.
Il sommo sacerdote offriva a Giove una particolare focaccia di farro di cui anche gli sposi mangiavano frammenti.
Il rito era considerato – per la presenza del Dio Sovrano– indissolubile anche oltre la morte, innalzava la donna a completa dignità sociale, e solo tra i nati da un tale matrimonio venivano scelti i tre Flamini maggiori del Rex Sacrorum.


LA ZUPPA DI FARRO

Per questa ricetta ringrazio in particolare il prof. Mario Polia che tanti anni fa m'insegnò a prepararla e che ha tra le sue innumerevoli qualità anche quella di essere un ottimo cuoco!
A lui vorremo dedicare anche questo “numero 0” di Durlindana, perché è da un suo “numero 0” quello dei Quaderni di Avalon intitolato “IL mistero imperiale del graal e il mistero della dama”,
che nacque il desiderio e il progetto di questa iniziativa al femminile.

INGREDIENTI: 250g. di Farro perlato, 250g. di farro spezzato, 1kg. Di patate, 6\8fettine di guanciale tagliate spesse, 5 salsicce, 500g. di passata di pomodoro(facoltativa), brodo vegetale, alloro,odori.

Questa zuppa richiede una preparazione piuttosto lunga e mediamente elaborata, ma forse proprio in questo risiede parte del suo fascino e della sua bontà!
Mettere il farro in ammollo in acqua fredda preferibilmente qualche ora prima.
Preparare un pentolone di brodo vegetale facendo bollire a lungo in abbondante acqua sedano carote e cipolla interi.
Far bollire a parte le patate sbucciate e tagliate a dadini fino ad una cottura al dente.
Preparare un soffritto in olio d’oliva di sedano (un piede) carota(due o tre) cipolla(una) e peperoncino(la quantità è soggettiva), aggiungervi il guanciale e le salsicce tagliate a dadini di media grandezza, far rosolare, quindi sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco.
Evaporato il vino aggiungere la passata di pomodoro (questo passaggio e’ facoltativo poiché la zuppa e’ molto buona anche in bianco).
Se si è aggiunta la passata lasciar cuocere il sugo per una ventina di minuti quindi aggiungere il farro.
Continuare a mescolare aggiungendo il brodo un mestolo alla volta, man mano che va evaporando e assorbendosi, per circa 40 minuti fino alla completa cottura del farro.
Aggiungere le patate, qualche foglia di alloro, lasciar riposare qualche minuto e servire con sopra pecorino e\o parmigiano grattugiati.

Buon appetito!


Recensioni

“Così devono essere i nostri cuori: forti, impetuosi, ma simili a questa meravigliosa forza ritmata, ordinata, scandita come un canto eterno.”L.D.

Il fatto che Durlindana si rivolga in particolare alle donne, non implica naturalmente che tutto ciò di cui si parlerà al suo interno debba essere stato detto, fatto o scritto da una donna, per le donne o sulle donne!
La cultura è un universo poliedrico ed affascinante; sarebbe riduttivo ed intellettualmente scorretto operare una divisione a compartimenti stagni.
Una formazione completa che sia di un uomo o di una donna deve passare attraverso basi comuni imprescindibili e solo in alcuni ambiti differenziarsi e specializzarsi a secondo di gusti, passioni, inclinazioni ed anche perché no, ruoli.
Il nostro progetto non mira ad una parzializzazione culturale di tipo materialistico e femminista, ma ad una completezza organica cui giungere attraverso una particolare e peculiare prospettiva.

Per questo, il primo libro che scegliamo di recensire e consigliare, approfittando della sua recentissima riedizione, è Militia di Leon Degrelle.
Un testo non direttamente indirizzato alle donne, che anzi per i continui richiami ad una vocazione mistico-guerriera, utilizza simbologie ed archetipi profondamente maschili;
ma esso porta con se messaggi d’incredibile potenza, cela gli intimi segreti d’un anima eletta e insieme grida una chiamata universale e dirompente al risveglio degli spiriti…
Inoltre…anche solo le splendide pagine dedicate alla maternità basterebbero a rendere Militia un testo fondamentale per qualsiasi ragazza che sentisse di voler affrontare, armi in pugno, la propria grande guerra santa.


Degrelle è innanzi tutto l’esempio, denso e tangibile, di come le idee di Ordine e Disciplina, in prima analisi sinonimo di chiusura, schematismo e aridità, possano invece saldamente legarsi e fondersi -in un’alchimia solare in cui ogni anima pura, elevata e vittoriosa è pietra filosofale- con la Passione per la vita, il Furor impetuoso del guerriero, il canto eterno dell’amore.
Un’antitesi solo apparente, causata da molli suggestioni pseudopacifiste e superficiali preconcetti politici e culturali, in realtà binomio, intimo ed essenziale, dell’uomo di Militia.
Militia contiene in se un impetuoso inno alla vita eppure il tema dominante è quello della guerra: Guerra come passaggio, iniziazione, come punto di non ritorno cui segua l’aurora di un uomo nuovo.
Guerra che non è mai desiderio di morte, né odio, ma prova attraverso il pericolo, lo smarrimento, lo sconforto; Guerra come Risalita, speranza, salvezza.
Guerra che è Coraggio perso e ritrovato: nell’umiltà dell’obbedienza, nel dono della comprensione, nella fatica del cammino verso la vetta della conoscenza. Ed è confronto e scontro e sopravvivenza; voglia di fuggire e Forza di lottare e Fede per credere...che anche la morte è solo una porta da attraversare.
Degrelle la guerra la fece davvero, per questo le sue parole emozionano, pungenti come ricordi, ed evocano echi di scontri funesti, voci d’una storia dimenticata, grida di verità.
Con la straordinaria luce che arde negli occhi degli Eroi egli esalta la Vita attraverso lande di sconfitta e desolazione, difende un’Europa sfigurata e ferita, con la dolcezza di un amante. Nel fango e nel sangue...come un soldato tra i soldati; con mente e carisma ed esempio...come Generale; col cuore e la spada…come Cavaliere in una battaglia senza tempo... ch’è ricerca e liberazione ed è Crociata e Rivoluzione; è quel “bosco di braccia tese” verso il sogno imperiale.
Ed è la Piazza, la militanza, è Legione...pensiero e azione.
Militia super terram.
E’ quella casa di pietre e di cuori che è radice e principio,
È la dolcezza della memoria, il profumo della terra…
E’ un manifesto di notte su un muro, è l’Idea...scagliata come una lancia nel vento.
Così, oggi come ieri, Degrelle si rivolge ai suoi Camerati, combattano essi su un campo aperto come nei labirinti del proprio cuore o tra le mura fredde di una sezione o per le strade oppresse di una patria in agonia.
Uomini e donne tanto saldi da riuscire ad ergersi sopra il buio del mondo, senza stordirsi di luce; a dominarsi, senza uccidere le emozioni; a conoscersi senza perdersi in se stessi, per riscoprirsi...esseri fragili e perfetti, nell’abbraccio degli Dei.
Uomini e donne tanto audaci da lanciarsi poi nel vortice meraviglioso della Verità ritrovata. La Via. Il Graal.
Esso è una brace sopita sotto ceneri di quotidianità, compromessi, ipocrisia, ma come in un intimo Solstizio, il soffio vitale può ridestare il Fuoco.
E che non smetta mai di ardere libero tra terra e cielo, quest’indomito figlio d’Amore e Guerra... così che anche di noi si possa dire un giorno ETSI MORTUS URIT.


Militia

Degrelle è innanzi tutto l’esempio, denso e tangibile, di come le idee di Ordine e Disciplina, in prima analisi sinonimo di chiusura, schematismo e aridità, possano invece saldamente legarsi e fondersi -in un’alchimia solare in cui ogni anima pura, elevata e vittoriosa è pietra filosofale- con la Passione per la vita, il Furor impetuoso del guerriero, il canto eterno dell’amore.
Un’antitesi solo apparente, causata da molli suggestioni pseudopacifiste e superficiali preconcetti politici e culturali, in realtà binomio, intimo ed essenziale, dell’uomo di Militia.
Militia contiene in se un impetuoso inno alla vita eppure il tema dominante è quello della guerra: Guerra come passaggio, iniziazione, come punto di non ritorno cui segua l’aurora di un uomo nuovo.
Guerra che non è mai desiderio di morte, né odio, ma prova attraverso il pericolo, lo smarrimento, lo sconforto; Guerra come Risalita, speranza, salvezza.
Guerra che è Coraggio perso e ritrovato: nell’umiltà dell’obbedienza, nel dono della comprensione, nella fatica del cammino verso la vetta della conoscenza. Ed è confronto e scontro e sopravvivenza; voglia di fuggire e Forza di lottare e Fede per credere...che anche la morte è solo una porta da attraversare.
Degrelle la guerra la fece davvero, per questo le sue parole emozionano, pungenti come ricordi, ed evocano echi di scontri funesti, voci d’una storia dimenticata, grida di verità.
Con la straordinaria luce che arde negli occhi degli Eroi egli esalta la Vita attraverso lande di sconfitta e desolazione, difende un’Europa sfigurata e ferita, con la dolcezza di un amante. Nel fango e nel sangue...come un soldato tra i soldati; con mente e carisma ed esempio...come Generale; col cuore e la spada…come Cavaliere in una battaglia senza tempo... ch’è ricerca e liberazione ed è Crociata e Rivoluzione; è quel “bosco di braccia tese” verso il sogno imperiale.
Ed è la Piazza, la militanza, è Legione...pensiero e azione.
Militia super terram.
E’ quella casa di pietre e di cuori che è radice e principio,
È la dolcezza della memoria, il profumo della terra…
E’ un manifesto di notte su un muro, è l’Idea...scagliata come una lancia nel vento.
Così, oggi come ieri, Degrelle si rivolge ai suoi Camerati, combattano essi su un campo aperto come nei labirinti del proprio cuore o tra le mura fredde di una sezione o per le strade oppresse di una patria in agonia.
Uomini e donne tanto saldi da riuscire ad ergersi sopra il buio del mondo, senza stordirsi di luce; a dominarsi, senza uccidere le emozioni; a conoscersi senza perdersi in se stessi, per riscoprirsi...esseri fragili e perfetti, nell’abbraccio degli Dei.
Uomini e donne tanto audaci da lanciarsi poi nel vortice meraviglioso della Verità ritrovata. La Via. Il Graal.
Esso è una brace sopita sotto ceneri di quotidianità, compromessi, ipocrisia, ma come in un intimo Solstizio, il soffio vitale può ridestare il Fuoco.
E che non smetta mai di ardere libero tra terra e cielo, quest’indomito figlio d’Amore e Guerra... così che anche di noi si possa dire un giorno ETSI MORTUS URIT.


L’eco del Bardo

In questo spazio ci piacerebbe proporre testi di canzoni, poesie, brani di libri che raccontino un po’ di noi, dei nostri sogni, delle nostre emozioni.

Questa canzone, probabilmente poco conosciuta, ha un testo semplice e forte:
Evoca le antiche ballate medievali cantate nelle corti dai trovatori
ed è un inno all’amore, spirituale e fisico, gioioso e appassionato, attraverso immagini dolci, avvolgenti, profonde…

Cantico all’amore
Di Marco Di Mauro
Interpretata da Carmen Consoli e Marco Di Mauro
In “In Studio” di Carmen Consoli.

Al sopir del giorno, cerco la tua bocca
Più tenera di un giglio che sboccia
Scenda su di me come sole del mattino
Fresca come notte, dolce più del vino.

Racconto anche alla notte di te con mie parole
Inebriato dal profumo del tuo cuore
Possa io gustare d’esto splendido candore,
del frutto squisito del nostro amore.

Quanto sei splendido e grazioso,
come una stella più di gioielli d’oro
Quanto soave sei e graziosa…
mai vidi tanta bellezza
in una Rosa.

Vieni nei campi, andiamo
Mio caro,
prima dell’aurora il giorno sveglieremo
e sotto quella quercia ancora addormentata
ti mostrerò l’amore di una donna innamorata.

Mia dolce sposa, prendimi per mano
Insieme a braccia aperte pei campi noi corriamo
Ed il nostro amore a tutti raccontiamo
Al cielo, al sole, ai fiori, al grano.

E quando verrà sera e mi addormenterò
Più infinitamente io t’amerò

E dopo averti amata col pianto e col sorriso
Domanderò al Signore
Che da te non sia mai diviso.

Più della vita l’amore è forte
Non riuscirà mai a spegnerlo la morte
Più della vita l’amore è forte
Non riuscirà mai a spegnerlo la morte.

POESIE

“…PER ME L’UNICA GENTE POSSIBILE SONO I PAZZI:
QUELLI CHE SONO PAZZI DI VITA, PAZZI PER PARLARE, PAZZI PER ESSERE SALVATI,
VOGLIOSI DI OGNI COSA ALLO STESSO TEMPO
QUELLI CHE MAI SBADIGLIANO, O DICONO UN LUOGO COMUNE,
MA BRUCIANO
BRUCIANO
BRUCIANO
COME FAVOLOSI FUOCHI D’ARTIFICIO
CHE ESPLODONO ATTRAVERSO LE STELLE.”

J. Kerouac da “On the Road”


Postfazione

Questo numero è stato realizzato a coronamento di un sogno e di un progetto maturati negli anni e per tanti anni rimandati.
È un tentativo ed una sfida, qualcuno ha detto un’impresa Donchisciottesca, ma noi ci crediamo, perché i sogni bisogna inseguirli ed afferrarli per potergli dare Vita.
Così escono queste brevi pagine, senza presunzione di esaustività ed autonomia,
nella speranza che siano soprattutto un invito a quanti dovessero sentirsi chiamati, stimolati, incuriositi dalla possibilità di costruire insieme un’alternativa reale nella quale ritrovarsi:
un invito rivolto in particolare alle donne, perché è a loro che fattivamente manca uno strumento come questo, ma non in modo esclusivo poiché sarebbero preziosi confronti e pareri anche da parte maschile.
La redazione per ora è ben povera di organico, ma in compenso è ricca di idee e volontà d’azione;
saranno quindi benvenuti tutti coloro che desiderino partecipare, scrivere, criticare, chiunque sentisse di poter dire o aggiungere qualcosa sull’universo femminile sulla via della Tradizione…
abbiamo bisogno di mani che impugnino fiere l’elsa di Durlindana e di occhi liberi dal velo della modernità e di spiriti ribelli e cuori ardenti
per garantire vita e forza e continuità a questo nostro piccolo, audace Fuoco…

“Accendi un fuoco nella tua vita, che si riscaldi o che si faccia bruciare…per quello che vale, una vita normale…è una freccia nel cielo” M.Morsello

La Redazione

Per contattarci scrivete a durlindana_riv@tiscali.it
Oppure chiamate il numero 338.1483241